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Comunicazione

Olivetti: una storia di successo

Quella di Olivetti, società specializzata nell’ambito dell’informatica, è una storia di successo tutta italiana.

Tutto ebbe inizio grazie a Camillo Olivetti, un ingegnere elettronico laureato a Torino nel lontano 1891.

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Camillo, dopo la laurea e due viaggi negli Stati Uniti, decise di fondare nel 29 ottobre 1908 la Ing. C. Olivetti e C., una piccola ditta d’Ivrea che si occupava della costruzione di strumenti elettrici di misurazione tutti progettati e brevettati da lui stesso. Camillo Olivetti progettò anche la famosa fabbrica in mattoni rossi e scelse personalmente gli operai. La maggior parte di loro provenivano dal mondo contadino, ma grazie a un corso elementare d’elettronica riuscirono ad apprendere le basi e cominciarono a lavorare per Olivetti. Tra gli “allievi” emerse Domenico Burzio, ex fabbro che seguì dovunque l’ingegner Camillo e riuscì a diventare il primo direttore tecnico della Olivetti.

Nel 1899 Camillo sposò Luisa Revel dalla quale ebbe sei figli: Elena, Adriano, Massimo, Silvia, Laura e Dino, tutti nomi importanti per la storia della Olivetti, una delle aziende più importanti nel campo dell’elettronica, delle macchine da scrivere e quelle da calcolo. L’ Elea 9003 (il primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia ed uno dei primi del mondo) e la Programma 101 (il primo personal computer al mondo) sono stati due dei più importanti prodotti della Olivetti.

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Una ventina di persone e lo stesso ingegner Camillo lavorarono nella preparazione del primo modello di macchina da scrivere. Iniziò così la grande avventura di una delle aziende più famose d’Italia. L’impegno fu massimo anche nella ricerca dei venditori giusti e preparati, in grado di promuovere un prodotto così innovativo.

Nel 1920 uscì la M20, secondo modello di macchina da scrivere, e l’azienda iniziò ad aumentare la produzione tanto che nel 1926 l’ingegnere vide necessario ampliare la produzione anche nell’ambito delle macchine utensili. Proprio quell’anno subentrò a lavorare il figlio Adriano, che aveva il compito di riorganizzazione l’attività produttiva della fabbrica e rafforzare la struttura commerciale dell’azienda.

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Piano piano tutta la responsabilità dell’azienda ricadde sulla responsabilità di Adriano Olivetti, anche se Camillo continuò a svolgere il ruolo dell’attività di progettazione e di produzione dei nuovi modelli di macchine per scrivere, i primi mobili per ufficio, le prime telescriventi e macchine da calcolo.

Anche quando il figlio Adriano diventò Presidente della Società, Camillo continuò a seguire le attività e gli sviluppi dell’azienda, sia nel campo produttivo che in quello commerciale e amministrativo, senza tralasciare l’impegno del miglioramento dei servizi sociali per i dipendenti.

adriano-olivetti-Adriano Olivetti, grande imprenditore, intellettuale, urbanista, editore e politico, grazie alle sue capacità, riuscì a trasformare la piccola azienda di famiglia in un’industria in grado di competere con i grandi colossi imprenditoriali del mercato mondiale.

La morte del padre, nel dicembre del 1943, obbligò Adriano a procedere verso la strada dell’imprenditoria, riuscendo a portare in alto il nome della famiglia.

Adriano, l’abile imprenditore che credeva nella tecnologia, nell’innovazione, nella responsabilità sociale dell’impresa, prese a pieno le redini dell’impresa e lanciò subito un nuovo prodotto sul mercato. Si trattava di Divisumma 14, calcolatrice elettromeccanica automatica scrivente, costruita nel 1948 grazie al progetto meccanico di Natale Capellaro e al design di Marcello Nizzoli. Attualmente la calcolatrice è esposta nella collezione permanente del MoMA di New York (assieme ad altri prodotti Olivetti), come esempio di alto design italiano. Anche Elea 9003, Programma 101, Lettera 22 sono solo alcuni dei prodotti d’eccellenza creati sotto la responsabilità di Adriano.

L’elevata qualità dei prodotti meccanici era garantita grazie al sistema organizzativo adottato a efficaci catene di montaggio. Anche qui Adriano portò una ventata d’aria nuova. Per lui l’impresa non era solo un luogo di produzione, bensì un motore utile allo sviluppo economico e sociale di un paese. Adriano Olivetti, industriale coraggioso oltre che intellettuale fuori dagli schemi, ha reso la sua vita, e quella dei suoi collaboratori, un progetto straordinario, che mirava al rinnovamento integrale della società. La maggior parte dei prodotti sono riusciti a migliorare la vita di molte persone.

L’imprenditore, nel 1937, decise di dedicarsi alla sua grande passione, l’editoria, e fondò la rivista Tecnica e Organizzazione, dove pubblicò vari saggi che vertevano nell’ambito della tecnologia, economia, sociologia industriale. Alcuni anni dopo, assieme a un gruppo di giovani intellettuali, lanciò la casa editrice NEI (Nuove Edizioni Ivrea) e la rivista Comunità.

L’imprenditore, con il gusto dell’innovazione, morì il 27 febbraio del 1960 durante un viaggio in treno da Milano a Losanna, lasciando un’azienda presente su tutti i maggiori mercati internazionali, con circa 36.000 dipendenti.

roberto-olivettiLa morte improvvisa di Adriano portò alla direzione dell’azienda suo figlio, Roberto. Egli, già in azienda da molto tempo, aveva aiutato il padre nella conduzione dell’azienda. In questa fase, Roberto completò l’iniziativa cominciata dal padre che prevedeva l’acquisizione di Underwood, azienda che diventò di proprietà dell’Olivetti un anno dopo la morte di Adriano.

La decisone non si rivelò un successo perché l’assorbimento di quest’azienda, e altri fattori, portarono la Olivetti ad una crisi. Per cercare di superare tale situazione, Roberto Olivetti aprì l’azienda all’ingresso di nuovi soci. Alla sua chiamata risposerò subito la Fiat, la banca IMI, La Centrale, Mediobanca e Pirelli. Durante la sua guida si svilupparono il sistema operativo Cosmos e due nuovi personal computer, il P6040 (basato sul microprocessore intel 8080) e il P6060 (con CPU ancora in tecnologia TTL), che disponeva di stampante grafica e Floppy disk incorporato. Il marketing non ne intuì le potenzialità e i prodotti ebbero poco successo. Roberto  morì prematuramente a Roma il 27 aprile 1985.

Con il passare degli anni numerose figure sono salite alla guida della Olivetti e ognuno di loro ha continuato a lanciare prodotti nuovi. Il 29 luglio 2003 arrivò la svolta. La Olivetti S.p.A. diventò parte di Telecom Italia S.p.A.. La continuità del nome Olivetti è assicurata grazie alla Olivetti Tecnost (100% TelecomItalia).

Lo slogan della società è sempre stato: Futuro si scrive con la O.

Photo credits: StoriaOlivetti, Wikipedia, RaiStoria

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